lunedì 11 aprile 2011

destino questo blog ad un amico che scrive bene.

Cosa di più necessario ed attuale di questo richiamo a Tucidite, per la politica e la società attuale?
pubblicata da Cristiana Pellizer 11 aprile 2011
Questo diceva Tucidite, e mi sembra quanto mai attuale:
"Quando afferma che realizzando il bene collettivo, si realizza anche il bene individuale.
Ma se i governanti pensano solo al loro bene individuale e a quello dei loro amici, mentre il bene collettivo viene trascurato, essi stessi governanti saranno danneggiati, poichè la società si disgrega e gli stessi governanti saranno travolti. E dunque prima il bene collettivo, che significa anche il bene individuale di ciascuno di noi e dei nostri figli e dei giovani".

(Ferdinando Imposimato.)
Evidentemente il tempo scorre inesorabile, ma la natura dell'uomo resta sempre la stessa.
Grazie Dott. Imposimato!


MORALITA' E BATTAGLIA LIBERALE
pub. da Alessandro Cascone
11 aprile 2011 alle ore 17.38

"(...)

La crisi morale del '19-'20 -
che fu in gran parte crisi fisiologica di stanchezza - non può assolvere nessuno dal dovere di aprire al popolo italiano quelle vie che gli additammo il giorno in cui lo svegliammo alla più grande e pericolosa impresa della sua storia militare. Non è ammissibile, non é pensabile, ch'esso possa essere uscito da quella impresa, non soltanto senza aver realizzato le follie di un momento di squilibrio e di stanchezza, ma anzi avendo perduto ciò di cui era in possesso il giorno in cui ebbe ad iniziarla.
Persistere in un atteggiamento che legittimasse questo sospetto sarebbe il più grave ed il più imperdonabile degli errori: sarebbe non soltanto un peccato morale, ma costituirebbe altresì del disfattismo verso la nostra storia futura.
Giacché quali uomini e quali governi potrebbero più, in avvenire, chiedere dei sacrifici ad un popolo il quale registrasse nelle sua memoria secolare un'umiliazione così amara ed una delusione così profonda?
(...)
noi pensiamo che l'Italia liberale, avendo aperto volontariamente la via, per le necessità derivate dalle sue imprese di guerra, all'Italia democratica, debba oggi non ritrarsi, pavida e mentitrice alla propria coscienza morale, dallo sforzo ch'essa medesima ha prescelto, e debba invece mettersi in grado di regolare la vita pubblica di tutto il suo popolo in maniera conforme alle necessità della disciplina nazionale, ed alle esigenze fondamentali e permanenti della storia italiana, senza più oltre indugiarsi nel proposito peccaminoso e pericolosissimo, di voler cacciar fuori dalla cosa pubblica, larga parte dei suoi figli.
Non privilegiati e non banditi: ma cittadini conviventi e collaboranti in parità di diritti e di doveri, sotto l'impero di una medesima legge e di una stessa disciplina: tale può e deve essere il quadro della vita italiana, oltre la crisi che la travaglia.
E la fede democratica maturata negli anni della "battaglia liberale" - perduta nell'ambiente morale della tempesta postbellica, più grave assai e più ingrata della guerra medesima, ma che sarà vinta domani - si volge a dominare un avvenire che non potrà sfuggire al nostro popolo di lavoratori e di combattenti, perché in assenza del nostro popolo esso cadrebbe nel nulla."

Giovanni Amendola, Roma 2 marzo 1924

Giovanni Amendola (Salerno, 15 aprile 1882 – Cannes, 7 aprile 1926) è stato un giornalista e politico italiano. Le sue posizioni critiche verso il regime gli valsero frequenti intimidazioni e aggressioni, fino a giungere all'aggressione fisica, quando fu bastonato da quattro fascisti e ferito alla testa, il 26 dicembre 1923 a Roma. Nel 1924 si candida alla camera nella circoscrizione della Campania in una lista antifascista e viene rieletto, diventando uno dei massimi esponenti dell'antifascismo.
Dopo il delitto Matteotti è tra i deputati che danno vita al cosiddetto Aventino, rifiutandosi di partecipare alle attività parlamentari fino a quando non fosse stata ripristinata la legalità. È considerato l'ispiratore del Manifesto degli intellettuali antifascisti.
Muore a Cannes, in Francia, dopo lunga agonia provocata dalle percosse ricevute dai fascisti a Serravalle Pistoiese

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